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Il mio talk a ReNest Nestlé: Cibo, Socialità e l'Anima del Soul Food al LAC

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Ci sono tappe nel percorso di chi vive di cucina che lasciano il segno, e sabato 16 maggio è stato decisamente uno di quei giorni.

Sono stata ospite a Milano, nella splendida cornice di CityLife, per ReNest di Nestlé, un progetto esperienziale pazzesco dedicato al sistema alimentare del futuro, tra sostenibilità e nutrizione.

Ma cos'è esattamente ReNest?


Evento ReNest a Milano CityLife con Ilaria Vitale, Rosy Chin e Davide Campagna
Da sinistra, Désirée Capozzo (giornalista di Elle), io Ilaria Vitale, Rosy Chin, Davide Campagna (fondatore di Cotto al Dente) e Andrea Guerra (vice direttore di Men’s Health).

ReNest Nestlé: di cosa si tratta

Per due settimane, Nestlé ha trasformato una parte di CityLife in un vero e proprio laboratorio di economia circolare a cielo aperto. Il percorso si snodava attraverso quattro tappe interattive pensate per mostrare l'intero ciclo di vita del cibo: dalla rigenerazione del suolo agricolo alla produzione responsabile, fino al corretto bilanciamento nutrizionale e al riciclo dei materiali.

Il cuore pulsante dell'intera installazione era il "nido" nest, un'arena aperta che riprende lo storico simbolo di protezione e cura creato da Henri Nestlé nel 1866.

Se ci pensate, il nido è l'emblema stesso del nido familiare, il luogo dove ci si nutre e ci si sente al sicuro. Per l'evento, Nestlé lo ha reinterpretato in chiave moderna, trasformandolo in un vero e proprio "incubatore di idee" e in uno spazio di condivisione e dibattito.

Un'agorà futuristica ma calda, pensata proprio per far incontrare e dialogare mondi diversi — dalla scienza alla cucina, dallo sport al giornalismo — abbattendo le distanze per riflettere insieme su un futuro alimentare che sia più sostenibile, circolare e, soprattutto, umano.


Cibo e Socialità - il primo talk di ReNest

Ed è stato proprio sotto questa suggestiva architettura che ha preso vita il ciclo di talk “Food&Healthiness. Dialoghi per vivere meglio”, curato dalle testate Elle e Men’s Health.

E indovinate un po'?

Ad aprire le danze nel primissimo panel delle ore 11.00, intitolato “Cibo e socialità: un dialogo tra sapere, pratica e racconto”, c'ero proprio io.

Insieme a me sul palco c'erano Rosy Chin e Davide Campagna (fondatore di Cotto al Dente) e e a moderare l'incontro abbiamo avuto le spalle fortissime di Désirée Capozzo (giornalista di Elle) e Andrea Guerra (vice direttore di Men’s Health).


Il LAC sul palco di CityLife: Quando la cucina diventa incontro e antropologia

Il focus della nostra chiacchierata è stato il cibo come elemento sociale e identitario. Dopo la prima parte dedicata a Davide, al suo approccio con lo sport e alla sana alimentazione, la palla è passata a me. Désirée mi ha introdotta ricordando le mie tre anime geografiche — bolognese di nascita, milanese d'adozione e brianzola da poco — ma soprattutto il mio ruolo come food content creator che interpreta una cucina mista, personale e famigliare e cuoca di Soul Food al LAC - Laboratorio di Antropologia del Cibo.

Sul palco ho avuto l'opportunità di raccontare una storia che mi tocca da vicino: la mia identità di "soul con il cuore italiano".

Tutto parte da una ricetta di famiglia profonda, quel cornbread (il tradizionale pane di mais del sud degli Stati Uniti) che mi ha insegnato Granny Joe, la nonna di mio marito.

Un piatto che per me rappresenta la sintesi perfetta di cosa significhi vivere in una famiglia mista, dove le differenze culturali e le rispettive tradizioni non si scontrano, ma si conciliano e si arricchiscono a vicenda, una ricetta alla volta.

Ed è esattamente quello che facciamo ogni giorno al LAC. Il nostro non è un semplice spazio dove si impara a cucinare; è un luogo d'incontro unico a Milano dove persone e culture da tutto il mondo si connettono attraverso il piatto. Ho raccontato al pubblico la magia che si respira durante il nostro appuntamento della domenica con il Brunch Soul Food. Un momento speciale per raccontare la storia, le ferite e l'identità della comunità afro-americana del Sud degli Stati Uniti, ma soprattutto un posto dove incontrare la mia famiglia per intero.


Dietro le quinte del lavoro di Food Content Creator

C'è stato spazio anche per sorridere sul mio lavoro digitale. I moderatori hanno ironizzato su un mio recente reel in cui alla domanda "Cos'hai fatto nel weekend?" rispondo "Niente", mentre sullo schermo scorrono immagini di un'infinità di piatti, impasti e ingredienti. Perché la verità è che dietro quel "niente" si nasconde un mazzo tanto, una dedizione enorme e un modo di comunicare sui social che nel tempo è cambiato. Oggi per me non conta più l'esibizione del piatto perfetto, ma la condivisione spontanea di storie reali, umane e antropologiche.

Prima dei saluti finali, i giornalisti ci hanno chiesto un ultimo spunto: qual è l'ingrediente che non deve mai mancare sulle nostre tavole per vivere meglio? Per me la risposta è immediata ed è la sintesi di tutta la mia filosofia: la curiosità di scoprire la storia che c'è dietro a chi quel piatto lo ha cucinato.


Un pomeriggio da "Olimpiade" tra sport e arte


Dopo una mattinata così intensa ed emozionante, il pomeriggio di ReNest ha continuato a volare altissimo. Alle 17.30 il nido ha ospitato il panel dedicato a sport, alimentazione e performance. Sul palco sono saliti dei veri e propri giganti della cultura e dello sport azzurro: l'étoile Roberto Bolle, la straordinaria campionessa olimpica di pallavolo Myriam Sylla e il fulmine della nostra staffetta Filippo Tortu.

Ascoltare le loro prospettive sul cibo inteso come energia, disciplina e alleato fondamentale per il corpo ha chiuso perfettamente il cerchio di una giornata incredibile. Torno a casa con il cuore pieno, fiera di aver portato la voce, i profumi e l'antropologia del LAC in un contesto così prestigioso.


Il cibo non è mai solo un calcolo freddo di calorie o l'ennesimo trend da rincorrere per un pugno di visualizzazioni. Il cibo è ricordo, è personalità, è unione.

Mi torna in mente ogni volta che, durante le domeniche al LAC, prepariamo insieme le deviled eggs (le nostre uova ripiene) e qualcuno mi chiede timoroso: "Ila, ma quanto ne devo mettere di questo ingrediente? Quali sono le dosi esatte?". La mia risposta è sempre la stessa: "Quello che vuoi tu".


Perché le ricette sono profondamente personali, assecondano i nostri sapori, la nostra storia, e non devono niente a nessuno. Non esistono regole scritte sulla pietra quando si parla di emozioni. I piatti che amiamo sono i nostri ricordi, certo, ma sono anche il nostro futuro: la traccia di chi siamo e di come decidiamo di aprirci agli altri, un assaggio alla volta, insieme.

Grazie a Nestlé, Elle e Men's Health per avermi dato lo spazio e la libertà di portare questa mia verità sotto il nido di ReNest.


Ilaria Vitale, Ilafood al talk Cibo e Socialità di reNest mentre sorride
Ilaria Vitale, Talk di ReNest, Nestle


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