Gorgonzola DOP: L’Identità “Tatuata” tra Storia e Culture del Mondo
- 9 mag
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RIUNIONE ANNUALE CONSORZIO DEL GORGONZOLA 2026|
NOTE DI VIAGGIO E GUSTO
Ogni anno, il Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola riunisce i suoi soci, le istituzioni e i protagonisti della filiera per fare il punto su uno dei simboli più importanti del Made in Italy nel mondo.
È un momento di bilanci, ma soprattutto di visione: un appuntamento fondamentale per proiettare nel futuro un’eccellenza che vive di tradizione, territorio e persone.
Quest’anno ho avuto l’onore di essere invitata in veste di Food Storyteller per portare uno sguardo diverso: quello di chi, ogni giorno attraverso i social e al Laboratorio di Antropologia del Cibo, racconta come una ricetta non sia mai solo una lista di ingredienti, ma un viaggio nella propria identità. E di questo meraviglioso approccio, ringrazio Giulia Ubaldi, antropologa del cibo, che mi ha aperto un mondo di scoperte.

Sul palco con i "due Federici": tra Leggenda e Food Porn del Gorgonzola
Salire sul palco dopo gli interventi istituzionali dei Presidenti delle Regioni Lombardia e Piemonte e del Ministro Lollobrigida può far sentire un po’ "pulce", ma la mia esperienza mi insegna che ogni opinione conta perché è unica.
Insieme a Federico Quaranta e Federico Fusca, abbiamo esplorato le diverse anime di questo formaggio.

L'irriverenza delle radici con Federico Quaranta
Con Federico Quaranta siamo scesi nel profondo del territorio. Lui, voce dell'Italia più autentica, ha descritto il Gorgonzola come un sapore dotato di una certa "irriverenza". In un mondo che tende a omologare i gusti, difendere un carattere così deciso è un atto culturale. Se Quaranta ha difeso il fascino delle leggende — sostenendo che le diverse storie sulle sue origini debbano restare tali per preservarne il mistero — io ho rilanciato: in un mercato globale, la nostra forza sta nel saper scegliere una narrazione unica e potente, capace di diventare universale e avere più forza.
Ma credo che nel Consorzio non si voglia abbandonare nessuna leggenda per il momento. Arriverà quel giorno prima o poi?
Il linguaggio Pop con Federico Fusca
Con Federico Fusca siamo entrati nel presente digitale. Federico usa un linguaggio diretto, capace di rendere il Gorgonzola "porn" e desiderabile per tutti. Abbiamo discusso di come tradurre questa identità senza snaturarla: la chiave è la forza visiva. Il Gorgonzola è intrinsecamente "instagrammabile" per la sua cremosità e le sue venature, ma il digitale funziona davvero quando la tradizione incontra codici nuovi. Nella testa di chi guarda — e poi nel carrello — succede qualcosa di magico quando il racconto social riesce a trasmettere la sicurezza di un'identità solida.
Il "Formaggio con i Tatuaggi": superare la diffidenza

In questo dialogo tra terra e smartphone, ho portato l'esperienza del mio primo "cliente" diffidente: mio figlio, specificando che come per i bambini, credo che la mancanza di esposizione al prodotto all'estero, possa in alcuni casi essere proprio la causa della diffidenza iniziale in un contesto internazionale.
Ma la domanda più vera è stata: e come hai fatto con tuo figlio?
A mio figlio ho spiegato che il Gorgonzola è un formaggio figo, è il formaggio con i tatuaggi.
È diverso dagli altri, è più interessante, ha la sua storia disegnata sulla pelle. A mio figlio chiaramente all'età di 4 anni non potevo raccontare della produzione delle muffe, non avrebbe probabilmente inteso e allora ho capito con mio figlio che spesso la storia è più potente della tecnica!
Questo del tatuaggio, è un concetto che ha colpito molto il Presidente Auricchio e che si sposa con la sensibilità di produttori come Igor. Maurizio Leonardi, che guida l'azienda Igor insieme all'amministratore delegato Fabio Leonardi, dopo il mio intervento mi ha spiegato che proprio Igor sta studiando varianti meno "colorate" proprio per facilitare l'incontro con i più piccoli, dimostrando una grande attenzione al ricambio generazionale.
Geografie del Gusto: Il Mondo in una Fetta
Il Gorgonzola non è un prodotto che non viaggia, anzi.
Il 40% della produzione è destinato all'esportazione, quindi possiamo definire il Gorgonzola un vero viaggiatore.
Ma per essere più precisi, lo abbiamo chiamato un viaggiatore risolto, cioè talmente forte della propria identità che non deve preoccuparsi di mescolarsi ad altre culture, perché non perderà mai la propria identità.
Grazie alla mia rete personale statunitense e alla rete di amici chef internazionali del Laboratorio di Antropologia del Cibo, ho potuto fare viaggiare il Gorgonzola sul palco raccontando come questo formaggio si sia mescolato in tante culture, diventando il perno di combinazioni audaci che riflettono filosofie di vita lontane.
Stati Uniti: Il ponte tra Memoria Est e Sperimentazione Ovest
Il viaggio del Gorgonzola negli USA racconta due storie diverse, figlie di geografie e ondate migratorie differenti, che mostrano quanto questo formaggio sappia essere un linguaggio adattabile.

East Coast: La Memoria della Cucina di Casa. Sulla costa est, il Gorgonzola vive un po' nel solco della grande ondata migratoria italiana. Qui l’approccio è carnale, salato, legato alla cucina "di sostanza". Diventa l'ingrediente segreto delle dip cremose che accompagnano le tavole conviviali, o il carattere deciso che arricchisce le salse per la carne e le insalate iconiche (come la Wedge Salad). Spesso la dip al gorgonzola può essere un ottimo pairing per le chicken wings. In questa parte del mondo, il Gorgonzola non è un ospite, ma un membro della famiglia: parla il linguaggio del conforto e della tradizione che si tramanda, pur adattandosi alla velocità americana.
California: Il Pairing e il Lifestyle. Spostandosi verso l'Ovest, il registro cambia. In California, il Gorgonzola incontra la cultura del pairing e della materia prima selezionata. Qui non è più solo un condimento, ma un protagonista da degustazione. Lo troviamo accanto ai vini della Napa Valley, abbinato a noci pecan caramellate, datteri o fichi freschi. È un approccio più cerebrale, quasi estetico, dove la sua sapidità viene usata per creare contrasti studiati con prodotti organici e locali.
Corea: La pizza in versione italiana
In Corea, il racconto di Han ci svela una passione nazionale. La "Gorgonzola Pizza" è un fenomeno pop, ma il vero protagonista è la ciotolina di miele servita a parte. Qui entra in gioco il concetto coreano di Dan-Jjan: l'alternanza perfetta tra dolce (Dan) e salato (Jjan). Per il palato coreano, abituato alle fermentazioni profonde del Kimchi, il Gorgonzola non è un estraneo, ma un "cugino" europeo. Il miele non serve a coprire, ma a domare l'intensità della muffa, creando un equilibrio circolare. È una lezione di diplomazia gastronomica: il dolce accoglie il piccante e lo trasforma in un piacere democratico, adatto anche ai più giovani.
Giappone: umami
Dall'esperienza di Chef Yumi del Laboratorio di Antropologia del Cibo , emerge una visione quasi spirituale. Qui il Gorgonzola abbandona la sua irruenza per farsi ingrediente di precisione. L’abbinamento con la crema di tofu e fragole fresche è un esercizio di consistenze. La setosità neutra del tofu accoglie la sapidità erborinata, mentre l'acidità della fragola pulisce il palato. È un incontro tra la forza animale dell'Occidente e la delicatezza vegetale dell'Oriente. In Giappone, il Gorgonzola non viene mangiato "per fame", ma viene "ascoltato" come una nota di sapore pura, capace di elevare ingredienti semplici in una composizione di alta cucina.
Brasile: L’Abbraccio Tropicale con la Goiabada
Infine, con Enrico ci spostiamo in Brasile, dove il Gorgonzola sprigiona tutta la sua passionalità. Il Brasile ha una lunga tradizione di contrasti (pensiamo al celebre "Romeu e Julieta", il formaggio bianco con la marmellata di guava). Portare il Gorgonzola nell'abbraccio con la Goiabada (pasta densa di guava) significa alzare l'asticella del carattere. È un'esplosione tropicale dove la grassezza del formaggio sfida la dolcezza granulosa del frutto. Non è un semplice abbinamento, è una celebrazione dell'esuberanza: il Gorgonzola qui non chiede permesso, si prende il suo spazio e dimostra che la sua identità è talmente solida da poter ballare a ritmo di samba senza perdere mai il suo accento italiano.
Conclusione: L'Onore dell'Affermazione
Partecipare alla riunione annuale del Consorzio mi ha permesso di confermare una convinzione che porto avanti nel mio lavoro quotidiano: il Gorgonzola non è un prodotto che ha bisogno di essere "difeso" con timore, ma un’identità che va affermata con orgoglio. È un formaggio "risolto". Ha attraversato i secoli, ha superato le diffidenze diventando il "tatuaggio" affascinante per i bambini e ha imparato a parlare le lingue più disparate, dal coreano al portoghese.
La solidità del Consorzio è ciò che permette a questo viaggiatore instancabile di non smarrirsi mai. È la radice che dà il permesso alle ali di volare lontano, nelle cucine della California o nei rituali Zen del Giappone, sapendo che ovunque andrà, la sua anima resterà inconfondibile.
La mia serata si è chiusa nel modo più onesto possibile: seduta accanto ai produttori della storica Latteria Sociale Cameri, il presidente Fiorenzo Rossino e il direttore Dott. Gianpiero Mellone persone che dedicano la vita a questa meraviglia e che hanno una bellissimo claim: la loro è intelligenza artigianale, AI!
Tra un confronto con la giornalista Silvia Bombelli di Sale & Pepe e un ultimo calice, abbiamo onorato la forma come si faceva un tempo. Perché, dopo tante parole, c’è un solo modo per capire davvero il Gorgonzola: sporcarsi le dita, affondare nella sua cremosità e lasciarsi conquistare dalla sua irriverente, meravigliosa unicità.
Perché in fondo, se hai una storia tatuata sulla pelle, non hai paura di raccontarla a nessuno.






Il Gorgonzola sempre con il dito! Ma non con il tofu!