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Taggiasca Design Week 2026: il Cru Musicale del Frantoio Sant’Agata d’Oneglia a Palazzo Amman

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 6 ore fa

Sala dell'atelier di Enzo Miccio con l'Olio Cru Musicale del Frantoio di Sant'Agata d'Oneglia, famiglia Mela, design di Gianluca Biscalchin
Presentazione del Cru Musicale del Frantoio di Sant'Agata d'Oneglia all'Atelier di Enzo Miccio con la sua collezione da sposa 2025


Incontro tra l’oro della terra e l’Haute Couture: il nuovo Cru Musicale Frantoio Sant'Agata d'Oneglia a Palazzo Amman


Ieri, nel cuore pulsante della Milano Design Week 2026 (il Fuorisalone), ho vissuto un’esperienza che definirei una vera "sinfonia sensoriale".

La cornice era quella di Palazzo Amman (conosciuto anche come Palazzo alla Scala), il nuovo, meraviglioso atelier di Enzo Miccio inaugurato da pochissimo, all'inizio di aprile 2026. Un luogo nato per la sposa, dove infatti ho visto bellissimi vestiti bianchi, tra volumi sartoriali e un’eleganza che ti lascia senza fiato, dove perdersi tra le sale è un attimo.

E lo confesso: incrociare Enzo Miccio tra quelle stanze mi ha fatto tremare i polsi, temendo il fatidico "ma come ti vesti?".

A parte questo, , l'accoglienza calorosa della famiglia Mela ha sciolto ogni tensione.


Il Cru Musicale: Quando gli ulivi cantano

Cru Musicale, design di Gianluca Biscalchin, bottiglia rosa con nuovo logo del Frantoio di Sant'Agata d'Oneglia
Cru Musicale, design di Gianluca Biscalchin

Il protagonista della giornata è stato il Cru Musicale del Frantoio Sant’Agata d’Oneglia.

Un blend equilibrato di olive Taggiasca e Frantoio.

Da un lato la Taggiasca, che con la sua dolcezza ligure accoglie il palato come una seta; dall'altro la Frantoio, che interviene con un guizzo di carattere, portando note erbacee e quell'apertura leggermente piccante che risveglia i sensi.

Un blend che rispecchia esattamente l'anima del progetto: l'equilibrio tra la delicatezza della tradizione e la forza del design contemporaneo.

Al palato è una sorpresa: inizia con una punta di piccante immediata, per poi aprirsi in una rotondità avvolgente.


La bottiglia, di un rosa magnetico disegnato dall’illustratore e giornalista Gianluca Biscalchin (celebre per la sua capacità unica di trasformare il cibo in arte visiva), ritrae alberi di ulivo "vestiti di musica".

Non è un caso: al Frantoio Sant’Agata d'Oneglia hanno deciso di dare voce agli alberi, letteralmente. In un'intervista, Cristiana Mela, raccontava come attraversi alcuni sensori, siano riusciti a catturare le vibrazioni degli ulivi del Frantoio e tradurle in musica.

Un legame profondo quello tra la famiglia Mela e la musica.

Cultivar Taggiasca e Cultivar Frantoio alla base della miscela del Cru Musicale del Frantoio di Sant'Agata d'Oneglia
Cultivar Taggiasca e Cultivar Frantoio

Matteo Mela, fratello di Cristiana e Serena, con la sua chitarra ha portato la sensibilità di questa terra sui palchi di tutto il mondo. Il Cru Musicale è, di fatto, un olio che si può non solo gustare e vedere, ma anche ascoltare.

Il design di questa bottiglia, non è un episodio isolato: è l'inizio di un progetto che vedrà la bottiglia rinnovarsi ogni anno grazie alla collaborazione con altri artisti, anche artisti emergenti.


Cultivar Taggiasca e Frantoio: il segreto del blend

Eccole qui, le due anime del Cru Musicale Frantoio Sant'Agata d'Oneglia. A sinistra la piccola e dolcissima Taggiasca, con i suoi colori cangianti che sanno di Ponente Ligure. Accanto, la Frantoio, più strutturata e decisa, pronta a regalare quel guizzo di carattere e piccantezza che rende il blend unico. Due varietà diverse, un'unica armonia nel piatto (e nella bottiglia!).






Un Brand che si rinnova: Il coraggio di cambiare pelle

Conosco la famiglia Mela da più di vent'anni.

Quando ho incontrato per la prima volta il Frantoio Sant’Agata d’Oneglia, la sua immagine, il primo logo sinistra, era il ritratto della rassicurazione: un brand storico, profondamente ligure, che profumava di quella tradizione italiana che tutti amiamo.

Ma la vera eccellenza non sta nel restare fermi, e il rinnovamento del brand e del modo di essere che ho visto nel 2025 ad oggi è un atto di puro coraggio.


Provate a pensarci: come si fa a mettere in discussione un’identità che ha quasi due secoli di storia?

Non è un'operazione banale, è un salto nel vuoto. Significa avere la forza di guardarsi allo specchio e decidere che, per onorare le proprie radici, bisogna avere il coraggio di superarle.


E se vi state chiedendo perché in questo nuovo logo compaia con così tanta forza il nome Mela, la risposta secondo me sta nella necessità di dare un volto, una firma a un prodotto che ormai è vera qualità e premiumness.

Inserire il proprio cognome è secondo me il modo in cui Serena e Cristiana e il loro papà dicono al mondo che, nonostante il salto nel futuro, l'anima di quell'olio resta custodita dalle stesse mani che da generazioni curano i loro ulivi. Includere il nome della famiglia significa trasformare un marchio storico in una storia di persone, di legami e di quel "saper fare" unico che solo una famiglia con quasi due secoli di storia può garantire. È la garanzia che, dietro al design figo e molto milanese, batte il cuore autentico di Sant’Agata d’Oneglia.



Un viaggio sensoriale che attraversa i 5 sensi

Tutto torna: il design rosa, l'atelier milanese da perdere la testa, l'olio, le olive candite, i limoni di riviera dolci che si mangiano con la buccia. Un viaggio che attraversa:

  1. L'ascolto della voce degli alberi.

  2. La vista dell'Haute Couture e del design di Biscalchin.

  3. Il tatto dei tessuti sartoriali.

  4. L'olfatto dei limoni di Riviera e del Cru Musicale

  5. Il gusto del nuovo Cru Musicale.

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